Cosa cambia con il nuovo algoritmo di Facebook


16/01/2018


“One of our big focus areas for 2018 is making sure the time we all spend on Facebook is time well spent.” Così inizia il post del fondatore del social network più utilizzato al mondo, che espone gli onorevoli obiettivi della piattaforma al servizio degli utenti, per i quali vengono assicurati servizi non solo divertenti, ma anche studiati per soddisfare il loro benessere.

Privilegiare quindi la visibilità di contenuti provenienti da amici stretti e parenti a dispetto di contenuti pubblici di aziende, brand e media, favorirebbe secondo Zuckerberg la connessione tra le persone, obiettivo primario del social network.

“Il tempo passato su Facebook, deve essere tempo ben speso, prezioso.” Questo è ciò che dice in conclusione nel post, sottolineando che a lungo termine Facebook ne trarrà dei grandi vantaggi.

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Ed è proprio su questo punto che in questi giorni online si dibatte, perché pare che dopo l’annuncio di questo cambiamento Facebook abbia perso il 4,4%, circa 3,3 miliardi. Gli investitori temono un calo degli utili e hanno grandi perplessità sulla scelta di Zuckerberg. Ma gli analisti sono di un altro parere. Il patrimonio di Zuckerberg è di 72,4 miliardi di dollari, quindi un calo del genere non lo deve spaventare.

Ma perché si parla invece di vantaggi a lungo termine per la piattaforma?

"Sto cambiando l'obiettivo che offro ai nostri team di prodotto concentrandoti nell'aiutarti a trovare contenuti pertinenti per aiutarti ad avere interazioni sociali più significative.” Questo è quello che dichiara anche Zuckerberg, e su questo ci soffermiamo per qualche riflessione. Mentre molti nel corso degli anni avevano sostenuto che Facebook avrebbe sostituito i motori di ricerca come strumento dove poter trovare facilmente le informazioni che cercano, Zuckerberg sembra stia respingendo quella direzione verso un’evoluzione ben diversa di utilizzo della piattaforma che ha creato, immaginandolo come un sito di chat, più che uno strumento per informarsi e venire a conoscenza di notizie ed essere il bersaglio di pubblicità.

Facebook metterà in maggiore evidenza post che suscitano conversazioni e interazioni significative tra le persone.

Questo può far immaginare subito a grandi problemi per tutti i brand che fino ad oggi hanno postato sulle loro pagine pubblicità che poi sponsorizzate raggiungevano facilmente il target di riferimento, ma non è proprio così. Due miliardi di persone fino a ieri erano alla portata di qualsiasi cosa un’azienda pubblicasse, riuscendo, con un team di creativi a far diventare virale il contenuto. Da oggi le cose cambiano, ma non per forza solo in peggio.

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Le modifiche di Facebook non fanno altro che terminare questa corsa gratuita alla viralità dei contenuti, mettendo in chiaro ai brand e ai media che, andando avanti, dovranno pagare per l'accesso al pubblico di Facebook. 

Ma non si tratta di una novità. È semplicemente la vecchia strategia di avvio in azione: offrire qualcosa gratuitamente, coinvolgere le persone, quindi iniziare a far pagare e continuare a aumentare i prezzi e aumentare progressivamente le funzionalità del livello gratuito. 

Dal punto di vista di Facebook, perché un brand dovrebbe essere in grado di raggiungere due miliardi di persone senza pagare per il diritto di farlo? Effettivamente, le azioni di Facebook sono un promemoria sul fatto che il suo giardino recintato è proprietà privata e che i brand sono ospiti in un mondo in cui hanno poco controllo. In sostanza, i cambiamenti di Facebook sono vincenti: i brand produrranno un volume inferiore di contenuti ma di qualità superiore e Facebook guadagnerà per rendere questi contenuti visibili agli utenti.

Ma questo cambiamento premierà Facebook anche per quanto riguarda i competitor. Abbattendo il diluvio di contenuti commerciali che viene tipicamente replicato dai brand su più piattaforme, Facebook sarà il leader dei contenuti di qualità.

Gli utenti non vanno su Facebook con lo scopo principale di consumare contenuti commerciali che di fatto, possono ottenere su tutte le altre piattaforme di social media.  Facebook è stato invaso da contenuti commerciali non esclusivi e si è trasformato in un gigante sito di annunci, ma ha perso in termini di tempo speso dagli utenti per connettersi fra di loro. 

Il valore di Facebook risiede nella sua rete privata di 2 miliardi di utenti, un’esca appetitosa per i brand che possono produrre contenuti per raggiungere quegli utenti, ma per Facebook è l’occasione per rendere esclusivo il reperimento di questi contenuti nella sua piattaforma.

Adam Mosseri, vice presidente della gestione prodotti di Facebook, responsabile della gestione del News Feed, ha riconosciuto che "ci sarà ansia" da parte di brand e media che si allarmeranno dei continui cambiamenti di direzione della piattaforma.

Ma il New York Times solleva anche un’altra ipotesi che andrebbe contro la scelta di Zuckerberg. Se gli utenti inizieranno a visualizzare solo contenuti di amici e parenti stretti, rischiano di rimanere circondati solo da opinioni simili, e le fake news potrebbero diffondersi in maniera ancora più incontrollata. Il benessere delle persone in questo caso come potrebbe essere tutelato?

Insomma, sulla questione si parla molto e si parlerà ancora, ma se questa sarà la scelta definitiva è il caso di rimboccarsi le maniche e studiare strategie di comunicazione differenti, che favoriscano più che mai le interazioni con gli utenti e che ne soddisfino le esigenze di conoscenza e benessere.



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